Dare spazio a prospettive diverse

Chi fonda un’azienda, chi accoglie i clienti e chi vive ogni giorno un luogo può raccontare aspetti differenti della stessa identità. Ascoltare queste voci aiuta a riconoscere ciò che è condiviso e ciò che richiede un confronto.

Un’intervista utile raccoglie esempi. Che cosa accade quando un ospite arriva? Quale gesto esprime il modo di lavorare dell’organizzazione? Quale dettaglio verrebbe a mancare se lo spazio cambiasse? Le situazioni concrete rendono più precisi anche i valori espressi a parole.

Osservare il contesto

La visita ai luoghi aggiunge informazioni che una descrizione difficilmente restituisce. Materiali, luce, percorsi, usi e presenze olfattive già esistenti contribuiscono a definire il campo di lavoro.

Occorre considerare anche le condizioni operative. Chi si occuperà dell’applicazione? Quali ambienti saranno coinvolti? Dove è opportuno mantenere una presenza molto discreta? Queste domande entrano nel progetto fin dall’inizio.

Il luogo entra nel brief

Il progetto Glion offre un esempio di ascolto legato al contesto. La ricerca ha considerato il paesaggio, gli spazi del campus e i rituali dell’ospitalità. Gli studenti hanno partecipato alla valutazione delle composizioni. Il loro coinvolgimento ha portato nel confronto il punto di vista di chi vive la scuola ogni giorno.

Per UNI il lavoro ha preso forma attraverso interviste qualitative ai decision maker e lo studio dell’identità dell’Ente. Sono situazioni diverse, che chiedono interlocutori e strumenti adeguati. Il metodo dà un ordine al lavoro, ma non sostituisce l’attenzione alle particolarità di ogni organizzazione.

Una traccia utile per cominciare può contenere tre colonne: ciò che l’organizzazione dichiara, ciò che accade nei suoi spazi e ciò che le persone riconoscono come caratteristico. Le corrispondenze aiutano a definire una direzione. Le differenze indicano domande da approfondire prima della creazione dei campioni. Questo materiale costituisce una base su cui tornare quando le preferenze personali rischiano di occupare tutta la discussione.

Trasformare l’ascolto in un brief

Le informazioni raccolte richiedono una sintesi. Il brief preliminare chiarisce l’identità da esprimere, gli interlocutori, i contesti d’uso e i vincoli. Offre un riferimento comune per discutere le scelte successive.

Nella Sintonizzazione, seconda fase del metodo, questa base viene messa in relazione con codici visivi e sensoriali. Il passaggio è più solido quando il gruppo di lavoro ha già condiviso il significato delle parole che utilizza.

Approfondimento sul metodo presentato in Scent Identity Design. Maschietto Editore, 2025.