Due fotografie mi sono particolarmente care. La vista dal rooftop dell’hotel, con i tetti e una fascia di luce sotto le nuvole, e un pannello con la riproduzione di un suo autoritratto, contro un muro di pietra.

Nel paesaggio ritrovo un momento del viaggio. Nell’autoritratto, qualcosa che mi interroga.

Visitare quei luoghi mi ha fatto pensare a quanto facilmente guardiamo con diffidenza chi percepisce il mondo in maniera diversa dalla nostra. Quando non comprendiamo un modo di esprimersi, un’intuizione o una sensibilità, possiamo essere tentati di dargli un’etichetta. È più semplice che dedicargli il tempo necessario per capire.

Nel racconto di Van Gogh, il genio viene spesso accostato alla “pazzia”. È un’associazione che mi lascia inquieto. La sofferenza di una persona merita rispetto e non può diventare una spiegazione comoda della sua creatività. Mi domando, piuttosto, quanto siamo capaci di riconoscere il valore di uno sguardo quando è ancora lontano da ciò che sappiamo apprezzare.

Oggi viaggiamo per visitare quei luoghi e cercare tracce del suo passaggio. Davanti a quell’autoritratto ho pensato a quanto possa essere difficile accogliere una visione diversa prima che il tempo la renda riconoscibile, prima che qualcuno ci insegni a considerarla importante.

Pannello con una riproduzione di un autoritratto di Vincent van Gogh, contro un muro di pietra.
Un pannello con la riproduzione di un autoritratto di Vincent van Gogh, fotografato durante il viaggio in Provenza.

Questa domanda mi riguarda anche nel lavoro.

Nel mio lavoro di Scent Identity Design, l’attenzione alla percezione individuale è fondamentale. Un profumo può evocare ricordi molto diversi. Quello che per me è familiare può risultare estraneo a un’altra persona; una sensazione piacevole può richiamare, in chi ho davanti, un’esperienza che non conosco.

Per comprenderla devo ascoltare. Se parto soltanto dalla mia interpretazione, rischio di perdere proprio ciò che rende quella risposta interessante.

Anche quando si progetta un’identità per un brand, c’è un momento in cui occorre lasciare spazio a elementi che non trovano subito una definizione. Un’associazione inattesa, un ricordo, una percezione difficile da descrivere possono aiutare a comprendere qualcosa che una lettura più immediata avrebbe trascurato.

Il viaggio in Provenza mi ha riportato a questa disposizione all’ascolto. Mi ha fatto pensare alle persone che incontriamo e alla rapidità con cui, talvolta, decidiamo di averle capite.

Essere diversi non significa avere necessariamente ragione. Ma la distanza dal nostro modo di vedere, da sola, non è un buon motivo per smettere di ascoltare.

Mi porto a casa il ricordo del tempo trascorso con la mia famiglia e queste due immagini. Vorrei che mi aiutassero a ricordare, quando uno sguardo mi spiazza, di concedergli un po’ più di attenzione.